Vibrazioni nel Pedale: Soluzioni per il Freno Elettrico

Vibrazioni nel Pedale: Soluzioni per il Freno Elettrico

Nell’era dell’elettrificazione automobilistica, dove il silenzio e la fluidità definiscono l’esperienza di guida, anche la più piccola imperfezione meccanica può diventare un punto critico. Mentre i costruttori spingono i confini della mobilità elettrica, dell’intelligenza artificiale e della guida autonoma, una delle sfide ingegneristiche che continua a mettere alla prova i progettisti è il controllo del rumore, delle vibrazioni e della durezza (NVH) nei sistemi frenanti. Nei veicoli elettrici puri (BEV), l’assenza del rumore del motore a basse velocità rende estremamente percettibili suoni e vibrazioni meccaniche residui, come pulsazioni, scatti o tremolii al pedale. Questo fenomeno ha intensificato la pressione sui team di ingegneria NVH, che devono affinare ogni dettaglio del sistema frenante, in particolare nei veicoli dotati di sistemi di frenatura elettrica idraulica (EHB).

Uno studio recente, condotto da Jun Zhang dell’Geely Automotive Research Institute (Ningbo) Co., Ltd., offre un’analisi approfondita di un problema crescente nei veicoli elettrici moderni: il tremolio del pedale del freno accompagnato da un rumore anomalo durante la frenata a bassa velocità. Pubblicato nell’edizione di aprile 2024 della rivista Noise and Vibration Control, la ricerca analizza in modo sistematico un caso reale di problema NVH in una berlina compatta completamente elettrica. Attraverso test rigorosi, analisi dei segnali e una profonda comprensione del comportamento del sistema, il team è riuscito a identificare la causa radice, a proporre una soluzione pratica e a convalidarne l’efficacia mediante test su veicolo reale.

Il veicolo in esame, dotato di un sistema di trazione anteriore “tre-in-uno” altamente integrato e di un sistema EHB non disaccoppiato, presentava un tremolio percettibile al pedale del freno e un rumore di tipo “clic” durante frenate leggere o moderate a velocità inferiori a 30 km/h. Il dato più significativo è che non si osservava alcun tipo di scossone o instabilità del veicolo, escludendo problemi legati al bloccaggio delle ruote o al controllo di trazione. Il problema era puramente sensoriale: percepito attraverso il tatto al pedale e udibilmente nell’abitacolo, il che lo rende una classica sfida NVH che impatta direttamente sulla percezione della qualità da parte del conducente.

Questo caso è particolarmente complesso a causa dell’integrazione del freno rigenerativo. Nei veicoli elettrici moderni, il sistema frenante non è più una semplice questione di frizione meccanica. È un sistema sofisticato che coordina la decelerazione generata dal motore elettrico (per il recupero di energia) e la pressione idraulica (per il freno a frizione). Questo sistema cooperativo di freno rigenerativo (CRBS) deve mescolare perfettamente queste due fonti di decelerazione, mantenendo una sensazione naturale e costante al pedale. Tuttavia, come rivela lo studio di Zhang, la transizione tra questi due modi, specialmente quando il recupero di energia diminuisce a basse velocità, può introdurre fluttuazioni transitorie di pressione nel circuito idraulico, generando vibrazioni indesiderate.

Per diagnosticare il problema, Zhang e il suo team hanno condotto una serie di test sul veicolo utilizzando un’accurata disposizione di sensori. Gli accelerometri sono stati installati su componenti chiave come l’unità di controllo della stabilità elettronica (ESC), le linee idrauliche, il cilindro maestro del freno, l’insieme del pedale e la paratia anteriore della carrozzeria. Un microfono è stato posizionato vicino all’orecchio sinistro del conducente per catturare il suono nell’abitacolo. Il protocollo di prova prevedeva di accelerare fino a 30 km/h, di rilasciare l’acceleratore e quindi di effettuare una frenata rapida, registrando contemporaneamente tutti i dati.

I risultati sono stati rivelatori. La vibrazione più intensa è stata rilevata sull’unità ESC stessa, con picchi di accelerazione vicini a 7 g, un livello significativo per un veicolo di produzione. Le linee idrauliche collegate al cilindro maestro hanno mostrato anche oscillazioni pronunciate, raggiungendo picchi di circa 2 g, mentre altri punti strutturali hanno registrato livelli molto più bassi. Questa disparità ha indicato immediatamente l’ESC come fonte principale di eccitazione, e non come un semplice risonatore secondario.

Un’analisi più approfondita mediante spettrogrammi nel dominio tempo-frequenza ha mostrato che il contenuto di frequenza dominante sull’ESC era centrato intorno ai 2 000 Hz, una banda tipicamente associata a componenti interni ad alta velocità, come valvole solenoidi o pompe a pistone eccentrico. Al contrario, lo spettro di vibrazione del pedale del freno era di frequenza inferiore e leggermente ritardato nel tempo, coerente con un ritardo di trasmissione attraverso fluidi e collegamenti meccanici. Questo sfasamento di fase ha confermato che il pedale non era l’origine della perturbazione, ma un ricevitore di energia propagata attraverso il sistema.

Con la fonte provvisoriamente identificata, il passo successivo è stato indagare i possibili percorsi di trasmissione. Potrebbe la vibrazione entrare nell’abitacolo attraverso collegamenti strutturali tra l’ESC e il telaio? Per verificarlo, il team ha condotto una serie di esperimenti di isolamento: rimuovendo i bulloni di montaggio tra l’ESC e il longherone anteriore del telaio, scollegando tutti i supporti delle linee idrauliche dal corpo, aggiungendo ammortizzatori in gomma tra il servofreno e la paratia, e persino attaccando blocchi di massa per alterare la rigidità locale. Nessuna di queste modifiche ha avuto un effetto notevole sulla vibrazione del pedale o sul rumore nell’abitacolo.

Tuttavia, una svolta cruciale è arrivata quando il team ha sostituito le tubazioni rigide in metallo che collegano il cilindro maestro all’ESC con flessibili in gomma. In questa configurazione, l’intensità della vibrazione e il rumore di “clic” sono stati significativamente ridotti. Inoltre, le variazioni nelle procedure di riempimento del liquido freno, in particolare il livello di vuoto nel sistema, hanno anche influenzato la percezione soggettiva del problema. Questi risultati hanno indicato fortemente che il problema non era strutturale, ma dinamico dei fluidi: le pulsazioni di pressione all’interno del circuito idraulico erano la causa principale, e la loro trasmissione era altamente sensibile alle caratteristiche di smorzamento e flessibilità del percorso del fluido.

Questo ha portato a un’indagine più approfondita sulla dinamica interna dell’unità di controllo idraulico (HCU) all’interno dell’ESC. L’HCU si basa su una pompa a pistone eccentrico azionata da un motore in corrente continua e su valvole solenoidi di commutazione rapida per generare e modulare la pressione frenante. Entrambi i componenti sono fonti note di vibrazione indotta dal flusso. La pompa a pistone, a causa del suo movimento alternativo, produce naturalmente pulsazioni di flusso che aumentano con la velocità del motore e l’eccentricità. Allo stesso modo, le valvole solenoidi generano forze idrauliche transitorie durante l’apertura e la chiusura, specialmente quando esiste una differenza di pressione attraverso la valvola. Queste forze, governate da dinamiche di fluidi non lineari, possono eccitare modi risonanti nelle linee idrauliche e nei componenti collegati.

Sebbene le soluzioni ideali potrebbero comportare la riprogettazione della pompa o delle valvole, come l’uso di configurazioni a più pistoni, l’ottimizzazione degli angoli di seduta delle valvole o l’integrazione di ammortizzatori interni, tali cambiamenti sono spesso poco pratici nelle fasi avanzate dello sviluppo del veicolo. Richiedono una riconvalida estesa, una coordinazione con i fornitori e comportano implicazioni significative di costo e cronoprogramma. Invece, il team di Zhang si è concentrato su un approccio di ingegneria più fattibile: l’ottimizzazione della strategia di controllo.

La logica era semplice. Se l’eccitazione deriva dalle transizioni di pressione durante il passaggio dal freno rigenerativo a quello idraulico, allora modificare il momento e l’intensità di tale transizione potrebbe mitigare il problema. Specificamente, la strategia CRBS originale disattivava il recupero totale di energia intorno ai 15 km/h, momento in cui il sistema idraulico doveva rapidamente compensare la perdita di frenata dal motore. Questa consegna improvvisa creava un picco nella richiesta idraulica, costringendo la pompa e le valvole a operare in una modalità ad alta transitorietà, amplificando così le fluttuazioni di pressione.

La soluzione proposta era quella di spostare il punto di disattivazione del recupero di energia da 15 km/h a 30 km/h. In questo modo, il veicolo si affida maggiormente al freno a frizione a velocità più elevate, dove il rumore stradale e del vento aiutano a mascherare eventuali suoni del sistema. Ancora più importante, elimina la transizione brusca a velocità molto basse, dove l’abitacolo è più silenzioso e la percezione umana è più acuta. Inoltre, il team ha ridotto la velocità di funzionamento del motore dell’ESC da 1 800 giri/min a 1 200 giri/min, riducendo così la frequenza e l’ampiezza delle pulsazioni di flusso generate dalla pompa a pistone.

I risultati di questo aggiornamento basato su software sono stati impressionanti. Le valutazioni soggettive da parte di autisti collaudatori esperti hanno confermato che il tremolio del pedale del freno e il rumore di “clic” non erano più percettibili. Le misurazioni oggettive hanno mostrato una chiara riduzione dei livelli di vibrazione sull’ESC e sul pedale, in particolare nelle bande di frequenza associate all’eccitazione idraulica. Crucialmente, le prestazioni di frenata e la sensazione del pedale sono rimaste entro limiti accettabili, e l’impatto sull’efficienza energetica complessiva è stato minimo, dato che il recupero di energia a velocità inferiori a 15 km/h contribuisce relativamente poco al risparmio energetico totale.

Questo studio esemplifica una tendenza più ampia nell’ingegneria automobilistica: mentre i veicoli diventano sempre più elettrificati e definiti dal software, il confine tra prestazioni hardware e software si sfuma. Ciò che in passato potrebbe essere stato considerato un difetto meccanico ora spesso viene risolto mediante algoritmi di controllo intelligenti e aggiustamenti di calibrazione. Sottolinea anche l’importanza del pensiero sistemico nello sviluppo NVH. Piuttosto che trattare i componenti in isolamento, gli ingegneri devono considerare le interazioni tra powertrain, frenata, telaio e controlli, specialmente in condizioni di funzionamento transitorie.

Inoltre, lo studio enfatizza il valore dell’integrazione e dei test precoci. Come sottolinea Zhang, molti di questi problemi potrebbero essere mitigati nella fase di progettazione mediante simulazioni hardware-in-the-loop (HIL), in cui le strategie di controllo possono essere convalidate rispetto a modelli realistici della dinamica idraulica prima della costruzione di prototipi fisici. Questo approccio proattivo non solo migliora la qualità, ma riduce anche la necessità di correzioni costose e tardive nel ciclo di sviluppo.

Le implicazioni di questa ricerca vanno oltre un singolo modello di veicolo. Con l’ulteriore espansione del mercato globale dei veicoli elettrici, le aspettative dei consumatori riguardo al raffinamento e al comfort stanno aumentando. I costruttori che non affrontano i sottili problemi NVH rischiano di danneggiare la loro reputazione di marca, anche se la funzionalità sottostante è impeccabile. In questo contesto, studi come quello di Zhang forniscono non solo una soluzione tecnica, ma anche un quadro strategico per gestire la complessa interazione tra elettrificazione, prestazioni ed esperienza dell’utente.

Riflette anche il crescente livello di sofisticazione dell’ingegneria automobilistica cinese. Geely, come parte dell’ecosistema Zeekr e Volvo, ha investito massicciamente in tecnologie chiave, inclusi sistemi di frenata avanzati. La capacità di diagnosticare e risolvere internamente problemi così sfumati dimostra una maturazione della capacità tecnica che posiziona i produttori nazionali come concorrenti seri sullo scenario globale dei veicoli elettrici.

Guardando al futuro, le sfide diventeranno solo più complesse. Con l’avvento dei sistemi brake-by-wire, dove il pedale del freno è completamente disaccoppiato dall’attuatore idraulico, gli ingegneri guadagnano un maggiore controllo sulla sensazione del pedale e sulla risposta del sistema. Tuttavia, ciò introduce anche nuove modalità di guasto e discrepanze sensoriali che devono essere gestite con attenzione. La ricerca futura potrebbe esplorare l’uso della cancellazione attiva delle vibrazioni, algoritmi di controllo predittivo o persino sistemi di feedback aptico per migliorare ulteriormente il comfort della frenata.

In conclusione, il lavoro presentato da Jun Zhang offre un esempio convincente di come test meticolosi, una profonda comprensione del sistema e una calibrazione intelligente possano risolvere problemi reali di NVH nei veicoli elettrici moderni. Serve come promemoria che nella ricerca di una mobilità silenziosa, fluida e sostenibile, l’attenzione ai dettagli non è solo un lusso: è una necessità.

Jun Zhang, Geely Automotive Research Institute (Ningbo) Co., Ltd., Noise and Vibration Control, DOI: 10.3969/j.issn.1006-1355.2024.02.046

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