Il panorama automobilistico del Sudest Asiatico sta vivendo una trasformazione epocale, guidata dall’espansione strategica dei costruttori cinesi di veicoli elettrici. Quello che inizialmente appariva come un semplice fenomeno di esportazione si è evoluto in un modello complesso di integrazione industriale, dove tecnologia, produzione e sviluppo economico si fondono in un circolo virtuoso.
La Thailandia è diventata il fulcro di questa rivoluzione. Qui, nella provincia di Rayong, BYD ha stabilito uno dei più avanzati centri produttivi al di fuori della Cina. Lo stabilimento, che occupa un’area equivalente a 80 campi da calcio, non si limita all’assemblaggio finale, ma integra l’intero processo produttivo dalla lavorazione delle lamiere alla verniciatura robotizzata. “Abbiamo scelto la Thailandia per la sua posizione strategica e la maturità dell’ecosistema industriale”, spiega un dirigente della compagnia durante un tour dello stabilimento. La fabbrica impiega oltre 3.000 lavoratori locali, molti dei quali formati per mesi presso i centri di ricerca cinesi.
A poche centinaia di chilometri di distanza, in Malaysia, un’altra storia di successo sta prendendo forma. Geely, dopo aver acquisito una quota significativa del produttore nazionale Proton, ha trasformato quello che era un marchio in declino in un caso studio di rinascita industriale. Il complesso di Tanjung Malim, un tempo semideserto, oggi brulica di attività. Oltre 5.000 tecnici lavorano allo sviluppo di veicoli elettrici appositamente progettati per il clima equatoriale, con batterie che mantengono prestazioni ottimali nonostante l’elevata umidità.
L’impatto sul mercato automobilistico regionale è già evidente. Nelle strade di Jakarta, Bangkok e Kuala Lumpur, i modelli cinesi stanno diventando sempre più visibili. In Thailandia, dove la penetrazione dei vehicoli elettrici ha superato il 10% delle nuove immatricolazioni, quattro dei cinque modelli più venduti portano marchi cinesi. “I consumatori apprezzano il rapporto qualità-prezzo e le tecnologie avanzate”, commenta un concessionario nella periferia di Bangkok, mostrando le funzionalità di parcheggio automatico di un SUV elettrico BYD.
Ma l’influenza cinese va ben oltre le semplici vendite. Interi distretti industriali stanno rinascendo grazie a queste investimenti. A Bekasi, nella cintura industriale di Jakarta, l’arrivo di SAIC ha attirato decine di fornitori specializzati. “Prima producevamo principalmente componenti per motori a combustione”, racconta il proprietario di una media impresa metalmeccanica. “Oggi il 70% della nostra produzione è dedicato a componenti per veicoli elettrici, con standard qualitativi completamente nuovi”.
Le sfide non mancano. La carenza di tecnici specializzati ha spinto molte aziende a sviluppare programmi di formazione accelerata. “Abbiamo istituito corsi professionali della durata di sei mesi in collaborazione con istituti tecnici locali”, spiega il responsabile delle risorse umane di un produttore di batterie. “I migliori studenti vengono assunti con salari superiori del 30% rispetto alla media del settore”.
L’infrastruttura di ricarica rappresenta un altro fronte critico. Per affrontare il problema, diversi costruttori hanno stretto alleanze con utility locali e catene di distribuzione. “Stiamo installando colonnine nei parcheggi dei centri commerciali e presso le stazioni di servizio”, illustra un manager di Great Wall Motors. “L’obiettivo è creare una rete che permetta di viaggiare senza ansia da range tra le principali città”.
Gli osservatori del settore concordano nel ritenere che questa espansione rappresenti solo l’inizio di un processo più ampio. “Quello che stiamo vedendo è la creazione di un nuovo ecosistema industriale”, afferma un analista con vent’anni di esperienza nel mercato asiatico. “I cinesi non stanno semplicemente esportando auto, stanno esportando un intero modello di sviluppo che combina produzione, tecnologia e formazione”.
Con progetti per nuovi stabilimenti già annunciati in Vietnam e nelle Filippine, e piani per centri di ricerca dedicati alle batterie di prossima generazione, l’influenza cinese nel settore automotive del Sudest Asiatico sembra destinata a crescere ancora. Una cosa è certa: le strade della regione non saranno più le stesse.